domenica 22 giugno 2014

La vittoria del primo 4 Way Cloud Challenge


Il 22 giugno 2014 è stata un'altra giornata memorabile, infatti si è tenuta la prima gara di volo relativo a 4 elementi organizzata dal circuito 4 Way Cloud Challenge http://www.4waycloudchallenge.it. Un'occasione per gli appassionati di questa disciplina di sfidarsi durante l'anno con una formula veloce in un weekend senza dover sostenere onerosi costi di trasferta. Alla prima edizione ci siamo presentati con l'Happy Alien Team nella categoria Assolut e grazie anche all'inserimento di due amici di eccezione ( nonché Campioni del Mondo della disciplina nel 2014 ) abbiamo conquistato il gradino più alto. Grazie a Andy, David, Igor e Giomax per un bellissimo weekend ed una bellissima gara. Ecco il video ed alcune foto.


Alcuni lanci del Team Happy Alien

La premiazione del primo 4 Way Cloud Challenge
Il trofeo del primo 4 Way Cloud Challenge
Una foto di gruppo del Team Happy Alien
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martedì 20 maggio 2014

Team Les Premiers ... Formidable!

Durante il NFTA.eu Tunnelcamp di Maggio 2014 abbiamo avuto come ospite Laurence Herve della nazionale francese di Volo Relativo a 4. La mia idea di contattare Laurence nasceva dall'esigenza di trovare un centrale esterno ai massimi livelli mondiali, con molta motivazione, e che comunque avesse delle caratteristiche di volo "leggere" come quelle di Andy. La combinazione del Team, anche se solo per un'ora di allenamento, è stata davvero esplosiva con alcuni momenti e prestazioni indoor che rimarranno indelebili nella mia memoria. Alcuni dei nell'olimpo hanno traballato, anche se solo per 35 secondi, e i corridoi del Windoor di Empuriabrava sono stati oggetto di strane corse e celebrazioni. Un ringraziamento speciale ai miei amici e campioni: Andy, David e Laurence per aver avuto l'onore di volare con loro e per i momenti di semplicità e divertimento condivisi. Alcuni video e foto resteranno per sempre nei miei ricordi. A proposito ... Qualche maschietto in giro per il mondo ha versato qualche lacrima ... :-) Formidable!


Team Les Premiers Italian Soundtrack Version

Max, Andy, Laurence, David.
Una L al Windoor
Indoor briefing
Un classico Meeker ma con persone speciali ...

Formidable - Stromae

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sabato 5 luglio 2008

Scommettiamo che: cambio gomma in volo ...

Matilde Brandi, una delle concorrenti per la scommessa
Scommettiamo Che! La versione italiana di una delle trasmissioni più di successo in Germania con il nome originale di Wetten Dass, è sempre stato uno di quegli show che ho guardato con piacere. Sia per la stravaganza delle scommesse, sia per la conduzione leggera ed il format molto veloce e divertente. Ma una mattina d'inverno del 2008 una telefonata del Presidente Anpd'I di Milano mi ha fatto entrare in questo surreale mondo di scommesse stravaganti. "Max, c'è da cambiare una ruota volando, ho mandato un paio dei miei in Germania ma non ci sono riusciti, ti va di provare?" Vuoi per il rispetto a chi ti ha iniziato a questo sport, vuoi l'innato agonismo a raccogliere nuove sfide ... insomma la risposta non poteva che essere un entusiastico. "Sì, Presidente!".

La struttura outdoor utilizzata per la scommessa
La scommessa, già tentata nella trasmissione gemella tedesca ma senza successo, consisteva nel tempo di alcuni minuti nel volare in un flusso d'aria fino a 4 metri circa di altezza, smontare la gomma di un autoveicolo e sostituirla con un'altra gomma completando il fissaggio dei bulloni. La cornice italiana è stata la stupenda e suggestiva Piazza Castello di Milano. Si è trattato di una preparazione ed una produzione in pompa magna, da show nazionale in prima serata, che ha previsto due giorni di prove in loco e il collegamento in diretta con lo studio televisivo di Roma durante lo show.

L'impianto Air Power Arena in Germania
La preparazione ha richiesto anche un giorno di allenamento organizzato dalla produzione RAI presso l'impianto Air Power Arena  a Hückelhoven, vicino a Düsseldorf in Germania. L'impianto sebbene abbastanza rudimentale era l'unico "gemello" di quello mobile che sarebbe stato poi utilizzato per la scommessa in Piazza Castello. Le prove sono state svolte l'11 aprile 2008 con un incursione in terra germanica dove la buona birra, la buona carne ed il noto stile teutonico, anche negli allestimenti auto, non si sono fatti mancare.

L'originale pulmino utilizzato per i trasferimenti
La scommessa si è tenuta in diretta il 5 luglio 2008, sotto la conduzione precisa di Massimo Caputi in loco e quella esperta di Milly Carlucci dallo studio. Dopo una giornata di prove in cui purtroppo non ero riuscito in alcun modo a rimontare quella maledetta gomma, lo smontaggio infatti era veloce ma volare con il cerchione e riposizionarlo era davvero faticoso e difficile, il regista della trasmissione ci ha concesso un minuto in più per la diretta portando il tempo di scommessa da 4 a 5 minuti.

Nancy Brilli, un'altra affascinante "scommettitrice"
Il risultato della scommessa lo lascio scoprire nel video ... I concorrenti e scommettitori VIP in studio: Matilde Brandi, Nancy Brilli, Marco Cipollini, Enzo Salvi e Alessandro Cecchi Paone si sono appassionati molto alla scommessa e l'hanno votata tra le migliori anche se, il televoto, ha favorito la scommessa dei bambini e delle mucche per il premio finale. Siamo in Italia: il buon cuore vince sempre sull'arditismo ... :-)

Una tuta un po' particolare per questa scommessa

Ed infine ecco il video della scommessa durante la diretta RAI. Buona visione!


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venerdì 1 agosto 1997

Il Piccolo Pianeta e la Cometa

Questo è uno dei racconti tratto da una piccola raccolta della prima maturità, realizzata tra i 20 ed i 27 anni raccogliendo emozioni vive e ricordi dell'adolesecenza, quell'età in cui le emozioni sono forse amplificate oltre ogni modo ma proprio per questo così vere e genuine. Alcuni racconti furono anche pubblicati in alcune riviste underground ... :-)

La raccolta si intitolava 11 Piccoli Frammenti del Cuore ed aveva questa introduzione:

Perché siamo a questo mondo ? Non lo so.

La risposta a questa domanda è la ricerca che ogni essere umano deve compiere per arrivare al suo piccolo frammento di verità. Quello di cui sono certo però è che ogni tramonto, ogni sorriso di ragazza, ogni pianto, ogni soldato che muore, ogni bimbo che gioca, ogni minimo frammento di questo creato fa parte di quel grande Cuore che pompa la vita nell'universo.

Spesso, ingabbiati ed impauriti dalle ombre che ci circondano, ci dimentichiamo della Sua forza e del Suo calore ed allora Lui ci manda un segno. Questi segni sono le passioni che attraversano la nostra vita, spesso in quegli anni in cui il nostro cuore è più puro, e che ci ricordano che ogni attimo deve essere vissuto con la massima intensità.

In questo libro ho tentato di raccogliere alcune delle passioni che mi hanno attraversato, cercando di trattenerle in trame di parole in modo che ognuno di Voi possa, semplicemente tirando un filo, liberarle ed esserne investito completamente, sentirne il calore e ricordarsi del grande Cuore che muove tutto. Con calore. Maximiliano

Questo racconto fu scritto per un amore così grande quando purtroppo ero ancora così piccolo.


IL PICCOLO PIANETA E LA COMETA - 01.08.1997

Tutti, grandi e bambini, ci siamo sdraiati almeno una volta nell’erba in una notte d’estate a guardare le stelle. Tutti, grandi e bambini, siamo rimasti affascinati dalla loro bellezza e dalla loro luce che, sebbene provenga da così lontano, illumina le notti del nostro piccolo pianeta. Tutti almeno una volta ci siamo chiesti: chissà come nasce una stella ? Certo, qualche illustre scienziato saprebbe risponderci parlando di miscele gassose e formule matematiche, tuttavia non riuscirebbe mai a farci capire il mistero che c’è dietro la bellezza di una stella che brilla nella notte. Una volta, quando ero più piccolo, mi raccontarono una storia che non so se sia vera o meno, ma iniziava più o meno così:

“Ciao, chi sei?” disse il piccolo pianeta non appena la vide.
“Sono una cometa” rispose lei.
“Perché non ti avvicini così posso guardarti meglio?”
“Non posso avvicinarmi” rispose la cometa.
”Perché? Sei così bella ed io voglio solamente guardarti più da vicino!”
“Non posso, non dipende da me, io devo seguire la mia orbita ed anche tu la tua.”
“Che cosa è l’orbita ?” chiese incuriosito il piccolo pianeta.
“Non ti sei mai accorto che da quando sei nato giri sempre intorno alla stessa stella e vedi sempre gli stessi pianeti” spiegò la cometa "quella è la tua orbita, ciò che ti contraddistingue!"
“Certo, sono la mia stella ed i miei pianeti ed io mi trovo bene con loro” replicò lui con tono deciso.
“Non è questione di trovarsi bene o meno” continuò la cometa, “il fatto è che non puoi fare diversamente. Come ti spiegavo: è la tua orbita, il tuo destino.”
“E tu non c’è l’hai un’orbita?” chiese nuovamente incuriosito il pianeta.
“Certo, anch’io ho un’orbita. Tutti nell’universo abbiamo un’orbita” rispose la cometa.
“Allora dove sono la tua stella ed i tuoi pianeti?” domandò il piccolo pianeta.
“Io non ho più una stella che mi illumina” disse lei quasi sottovoce, poi continuò:
“una volta avevo una stella bella come la tua ma poi si è spenta.”
“Deve essere una cosa triste...” sussurrò un po' commosso il piccolo pianeta.
“E’ la cosa più triste che possa accadere in tutto l’universo” rispose la cometa.
“Brilli forte ma il tuo cuore ha tanto freddo!” disse il piccolo pianeta.
“E’ proprio come dici” disse la cometa.
“Perché non ti fermi qui con me?” chiese il piccolo pianeta
“la mia stella ha abbastanza calore per tutti e due.”
“Non posso fermarmi piccolino, tu mi vedi così bella proprio perché mi muovo e la mia scia mi illumina e mi rende bella, ma se mi fermassi qui con te la mia luce sparirebbe e per te non sarei altro che una di quelle fredde pietre che ti ruotano attorno.”
“Perché ti stai allontanando ora?” chiese il piccolo pianeta.
“Non sono io che lo decido, la mia orbita mi sta riportando sul mio cammino.”
“Dove andrai?” chiese il piccolo pianeta.
“Vagherò nello spazio e poi tornerò dal pianeta che mi ha catturato.”
“Come ha fatto a catturarti un pianeta? ” chiese con tono indagatorio lui.
“Vedi piccolo, quando una stella si spegne e perde tutta la sua luce, allora tutti gli astri che ruotano intorno a quella stella si trovano sperduti al buio e non sanno cosa fare. Molti si spengono insieme alla stella, altri si scontrano tra loro, altri ancora iniziano a vagare per l’universo.”
“E tu cosa hai fatto?“ chiese il piccolo pianeta.
“Anch’io ho iniziato a vagare per l’universo finché sono passata vicino ad un pianeta grosso che ha rallentato la mia corsa solitaria e mi ha trattenuta nella sua orbita. Ed ora vivo così, vagando ancora per l’universo ma con una nuova orbita.”
“Ma allora lui ha cambiato la tua orbita? ”chiese il piccolo pianeta.
“Non è stato lui, nessuno da solo può cambiare un’orbita, occorre che accada qualcosa di più grande, qualcosa di cosmico” disse la cometa con voce sontuosa.
“Io posso cambiare la tua orbita. Io posso fare qualcosa di cosmico!” esclamò il piccolo pianeta.
“Carino, tu sei piccolo, troppo piccolo per cambiare la mia orbita e poi non hai paura che io mi possa spegnere e di non volermi più!”
“Sarebbe triste.” disse il pianeta.
“Sarebbe molto triste.” rispose la cometa.
“Ma se io ti lascio andare ti perderò comunque?”
“Tu non mi perderai mai più, sei sulla mia orbita oramai” disse la cometa rassicurandolo.
“Ti prego non te ne andare, ti regalerò una stella!” le gridò il piccolo pianeta.
“Non fare promesse che non puoi mantenere, mi ricorderò di te lo stesso,
  e tu così mi ricorderai sempre bella.”
“Io non ho mai visto niente di bello come te” urlò il piccolo pianeta e aggiunse
“un giorno ti fermerai qui con me, un giorno!”
“Addio, carino!” disse la cometa.
“Arrivederci cometa” sussurrò il pianeta.

I due si allontanarono, ciascuno lungo la sua orbita prestabilita, il pianeta restò a lungo a guardare la scia della cometa e più la vedeva allontanarsi più giurava a se stesso che un giorno sarebbe riuscito a fermarla, a trattenerla con sé, non sapeva ancora come avrebbe fatto ma di una cosa era sicuro: se fosse passata nuovamente vicino a lui questa volta l’avrebbe fermata per sempre.
Passarono tanti attimi, tanti che solo le stelle possono contarli. La cometa continuò nel suo vagare, imprigionata nell'orbita del pianeta che la tratteneva. Ma ogni giorno si voltava, guardava oltre la sua scia e pensava a quel piccolo pianeta che aveva promesso di regalarle una stella.

Il piccolo pianeta invece passava spesso dal luogo dove si erano incontrati ma ogni volta non vi trovava che le solite pietre fredde che vagano per lo spazio, ma della cometa nessuna traccia. Finché un giorno lui la vide in lontananza.

“Ciao cometa” le urlò lui.
“Ciao piccolo pianeta” rispose lei, riuscendo a malapena a distinguerlo da lontano.
“Sei tornata finalmente, ti ho aspettato qui per così tanto tempo.”
“Te l’avevo detto che non mi avresti persa, sei sulla mia orbita.”

E mentre stava pronunciando queste parole la cometa si accorse che il piccolo pianeta non era più tanto piccolo come una volta e che si trovava davvero sulla sua orbita.

“Ma cosa hai combinato, non sei più piccolo come ti avevo lasciato e cosa ci fai sulla mia strada ?”
“E’ la mia nuova orbita” rispose il pianeta.
“E come fai ad avere una nuova orbita” chiese la cometa.
“Non lo so,” disse lui “però in tutto questo tempo che non eri qui sono cresciuto, mi hanno detto che la mia forza è grande ed ha catturato le parti di tanti piccoli pianeti dispersi e così, piano piano, mi sono spostato fino a qui!”
“Devi assolutamente fare qualcosa!” esclamò la cometa.
“Perché sei così preoccupata ?” chiese il pianeta che non era più tanto piccolo.
“Se tu continui in quella direzione finirai col venirmi addosso e ci scontreremo!”
“Ora posso cambiare la tua orbita, hai visto?” rispose tutto pieno di sé il pianeta.
“Non hai capito niente testone” disse la cometa “così ci farai sfracellare l’una addosso all’altro, e non ci saranno più orbite dopo, non ci sarà più niente!”
“Non voglio questo” disse il pianeta
“E allora spostati!” disse la cometa
“Non posso” rispose il pianeta
“Perché no?” chiese la cometa.
“E’ la mia nuova orbita ed io non ci posso fare niente se mi porta verso di te.” disse il pianeta.
“Ma non hai paura di perdere tutto? I tuoi pianeti ? La tua stella ? E non hai paura di non poter più vedere la mi scia luminosa che mi rende bella?” chiese la cometa.
“Ma potrò toccarti finalmente e tenerti con me!” esclamò il pianeta.
“Che senso ha toccarmi se dopo di me non resterà più niente, se non avrò più il mio pianeta, la mia orbita, la mia scia luminosa che mi illumina e che mi rende bella?”
“Avrai me!” rispose il pianeta.
“Non ci sarai più neanche tu, anche tu perderai i tuoi pianeti e la tua stella.”
“Io non voglio più perdere te” rispose il pianeta.
“Anch’io non voglio perderti,” disse la cometa “ma in questo modo come faremo a sapere cosa sarà di noi se non ci sarà più un’orbita, un destino. Io ho visto una stella spegnersi e non voglio più vivere dispersa al buio, senza un’orbita, senza un destino.”
Ed intanto il pianeta e la cometa si avvicinavano sempre di più ed erano quasi sul punto di scontrarsi.
“Fai qualcosa!” disse la cometa.
“Ho aperto il mio cuore,” disse il pianeta “così quando mi colpirai sarà lì dove sono più caldo.”
“Giurami che non ti spegnerai mai!” disse la cometa oramai quasi sul punto di colpirlo: “Giuramelo!”
“Ti giuro che ho aperto il mio cuore” rispose il pianeta “ti giuro che mi colpirai dove sono più caldo. Non sentirai male e io finalmente scalderò il tuo cuore che ha tanto bisogno di calore.”
“Non basta, ho paura, giurami che non ti spegnerai mai!” urlò la cometa mentre i due stavano oramai per finire l’una dentro l’altro.
Poi ci fu una luce incredibile, che mai si vide così forte in tutto l’universo.
Il pianeta e la cometa sparirono in quella luce e con loro le orbite che li avevano imprigionati fino a quel giorno.
E quella luce iniziò a brillare più di ogni altra cosa nell’universo, e viveva di calore proprio, e non aveva bisogno di niente altro, e donava calore all’universo, e tutti gli astri stavano a guardarla ammirati.
Fu così che, quel giorno in cui si scontrarono il piccolo pianeta e la sua cometa, nacque la stella più bella di tutto l’universo.

Dedicato a chi crede negli incontri magici dell’universo.




Se vuoi leggere altro in Rime e Racconti.

sabato 26 agosto 1995

I due delfini

Questo è uno dei racconti tratto da una piccola raccolta della prima maturità, realizzata tra i 20 ed i 27 anni raccogliendo emozioni vive e ricordi dell'adolesecenza, quell'età in cui le emozioni sono forse amplificate oltre ogni modo ma proprio per questo così vere e genuine. Alcuni racconti furono anche pubblicati in alcune riviste underground ... :-)

La raccolta si intitolava 11 Piccoli Frammenti del Cuore ed aveva questa introduzione:

Perché siamo a questo mondo ? Non lo so.

La risposta a questa domanda è la ricerca che ogni essere umano deve compiere per arrivare al suo piccolo frammento di verità. Quello di cui sono certo però è che ogni tramonto, ogni sorriso di ragazza, ogni pianto, ogni soldato che muore, ogni bimbo che gioca, ogni minimo frammento di questo creato fa parte di quel grande Cuore che pompa la vita nell'universo.

Spesso, ingabbiati ed impauriti dalle ombre che ci circondano, ci dimentichiamo della Sua forza e del Suo calore ed allora Lui ci manda un segno. Questi segni sono le passioni che attraversano la nostra vita, spesso in quegli anni in cui il nostro cuore è più puro, e che ci ricordano che ogni attimo deve essere vissuto con la massima intensità.

In questo libro ho tentato di raccogliere alcune delle passioni che mi hanno attraversato, cercando di trattenerle in trame di parole in modo che ognuno di Voi possa, semplicemente tirando un filo, liberarle ed esserne investito completamente, sentirne il calore e ricordarsi del grande Cuore che muove tutto. Con calore. Maximiliano

Questo racconto fu scritto per un amore così improvviso da perdersi nel mare.


I DUE DELFINI - (26.08.1995)



All'improvviso mi ricordo tutto. Tutto mi è chiaro ora: chi sono, chi sei, cosa siamo, da dove veniamo. In questo preciso istante mentre mi sfiori con le tue mani, con le tue labbra, ricordo il luogo dove ci incontrammo, dove ci perdemmo e dove ci siamo ritrovati. Ho letto che nella civiltà Indù credono che la vita di esseri umani sia soltanto una delle innumerevoli forme in cui siamo vissuti. In una vita precedente forse eravamo leoni oppure aquile ed in una vita futura diventeremo orsi feroci oppure farfalle indifese.

Ma ora mentre ti guardo negli occhi e timidamente ti accarezzo i fianchi ricordo perfettamente quando ci siamo incontrati per la prima volta. Io ero un cucciolo solitario, timido, che cercava di nascondere al branco la sua debolezza buttandosi sempre per primo nella lotta e facendo le più ardite capriole fuori dall'acqua solo per strapparti un sorriso, dolce come una carezza. Tu eri la creatura più bella che i miei occhi avessero mai visto.

A volte mi fermavo come incantato a guardare il tuo corpo scivolare nell'acqua. Tutto quello che ci univa era solo quel mare che ci avvolgeva come una calda coperta e che amplificava i battiti del mio cuore trasportandoli per migliaia di chilometri. Forse è stato proprio grazie ad uno di quei battiti che ti sei accorta di me. Riconoscesti il mio cuore fra tutti i rumori che il grande oceano porta con sé, come ora io, appoggiato al tuo seno, riconosco il battito del tuo cuore. Non ho bisogno di aprire gli occhi perché la tua immagine non mi arriva attraverso di essi ma si trova scolpita nella mia mente dal primo momento che ti ho vista.

Nuovamente si compie la volontà di chi non conosciamo ed i nostri corpi si incontrano, sfiorandosi come eravamo soliti fare nell'oceano quando eravamo due delfini. Tu con un elegante movimento del dorso ti dirigevi verso di me e lasciavi cadere quasi distrattamente il tuo sguardo nei miei occhi, come un animale si avvicina indifferente alla sua preda. Io ti inseguivo per cercare di essere di nuovo catturato da quello sguardo. Eravamo delfini, solo l'istinto ci guidava e così ci abbandonavamo e ci amavamo come fanno i delfini, lasciando che i nostri corpi si sfiorassero dolcemente e cercando di cogliere in quei brevi istanti tutto il calore che riuscivamo a scambiarci.

Ma ora ho queste mani, queste dita che tu stai baciando una ad una ed io non so cosa fare. Non voglio fare come gli esseri umani che usano le loro mani per impossessarsi di ciò che non gli appartiene. Tu non mi appartieni, io certamente sì. Ed allora lascio che sia come quando eravamo delfini e ad ogni contatto cerco di catturare tutto il calore che posso per conservarlo, come fa il mare, e scaldarmi quando sarà inverno.

Ma cosa accade? Tu mi stai stringendo, le tue braccia mi avvolgono ed io non so cosa fare, forse perché non ti ho mai avuta così vicina. Ti abbraccio anch'io. Non so se stringerti più forte perché ho paura di romperti come una bambola di porcellana e non voglio restare solo con le mani ferite dai cocci. Se potessi fermare il tempo lo farei adesso quando le nostre anime si sono ritrovate dopo tanto vagare nello spazio e nel tempo. Ma purtroppo sono solo un delfino e non posso fermare il tempo, lui scorre impetuoso credendo di poter cancellare tutto. Ma lui non sa che dopo che avrà fatto invecchiare questo corpo, un altro ed un altro ancora non avrà ancora cancellato la magia che ci avvolge questa sera.

Lo so che devi andare, le tue dita intrecciate alle mie lentamente addolciscono la loro stretta, le sento scivolare lungo le mie braccia, le mie spalle, poi giù lungo la mia schiena ed infine scomparire dietro di me. Non voglio girarmi perché ho paura di non trovarti più. Il mio sguardo nella luce fioca dell’alba si perde nel vuoto. Ecco che con un soffio leggero fai scomparire il sole e la notte cala fuori e dentro di me. Solo, come quando sono venuto, mi getto nell'oceano freddo e nuoto, riscaldato solamente dal calore che mi hai lasciato addosso.

Chissà dove sei in questo momento, spero che quest'acqua ti porti i battiti del mio cuore che ti chiamano, forse dovranno viaggiare migliaia e migliaia di chilometri, forse dovranno aspettare che tu sia di nuovo un delfino, ma sono sicuro che quando li sentirai allora li riconoscerai, nuoterai per raggiungermi ed allora potremo amarci ancora come fanno i delfini.

(Dedicato a chi crede al linguaggio del corpo e non a quello delle parole.)

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