martedì 12 maggio 2015

Se l'Universo fosse solo un Grande Cuore pulsante?

Poche settimane fa, aprile 2015, ho avuto modo di leggere un articolo del fisico teorico di fama internazionale Lee Smolin e sono rimasto colpito dalla sua Teoria della Selezione Naturale Cosmologica secondo la quale l'universo potrebbe funzionare come un enorme organismo vivente e pertanto possa riprodursi e subire una mutazione come nella trasmissione del DNA. Il fisico sostiene, tra le altre teorie, che quando una stella esplode lascia il posto ad un buco nero ed in quel momento avviene la nascita di un nuovo universo.

E se l'universo fosse solo un grande cuore pulsante?
«La stella che ha creato il buco nero collassa, e poco prima di diventare infinitamente densa, rimbalza e ricomincia ad espandersi», spiega Smolin. «A quel punto, si creano nuove regioni di spazio tempo, sempre all’interno dell’orizzonte del buco nero, le quali potrebbero crescere e diventare grandi come ha fatto il nostro Universo dopo il Big Bang».

Leggendo queste affascinanti teorie ho ripensato ad un racconto che scrissi tanti anni fa'. Nel 1995 guardando il cielo una sera di fine Agosto scrivevo questo breve racconto per cercare di raccontare quella incredibile sensazione per cui, a volte, per un momento ci sentiamo parte stessa dell'universo. Una sensazione che di solito è possibile solo ad una forza incredibile e misteriosa a cui molti hanno dato nel tempo sempre lo stesso nome: Amore.

LUSTRO ZERO. LA FINE O L'INIZIO DI TUTTO? - 30.08.1995

"I nostri antenati credo che l'avrebbero denominato il lustro 777.777 dopo la nascita del Dio del Criticanesimo ma da quel giorno lontano di 12.700 lustri fa, quando il Comitato Interstellare per la Ricerca Scientifica rese pubbliche le intuizioni del Professor Trulius, tutti i Triumvirati del cosmo conosciuto si accordarono per unificare i sistemi di datazione e fu deciso di chiamare lustro zero quello che il Professore aveva indicato dover essere l'ultimo per l'esistenza della vita sotto forma di materia così come conosciuta.

Gli studi del Professor Trulius ebbero inizio oltre 15.000 lustri fa ma per molto tempo furono tenuti nascosti per paura di un'anarchia interplanetaria, proprio in un periodo in cui la serenità e la pace sembravano aver trovato spazio dopo alcuni millenni di dure guerre nei sistemi stellari di ultima colonizzazione da parte della razza umana.

La decisione di rendere pubblici quegli studi fu presa a maggioranza dal Consiglio degli Undici, un organo esecutivo supremo che estendeva il suo potere sulle politiche sociali ed evolutive di tutti i sistemi stellari sotto giurisdizione della razza umana, ovvero su oltre il 30% di tutto il cosmo fino ad allora conosciuto. Una decisione senza dubbio sofferta ma che non ebbe tutte quelle ripercussioni sull'ordine sociale che lo stesso consiglio si aspettava, forse proprio a causa della diffusione della Fede Truliana.

Infatti sebbene il Professor Trulius si portò nella tomba la sua verità, negli ultimi anni della sua vita si prodigò per dar vita ad un movimento religioso che nel tempo di qualche calendio conquistò la maggioranza del genere umano e gran parte delle forme di vita di tipo C conosciute.

Ma atteniamoci strettamente ai fatti. Dopo anni di studi, nel giorno del suo 155° biocompleanno il Professor Trulius diede corpo ad una teoria che in embrione trovava i suoi fondamenti oltre 4 milioni di bioanni prima. Al tempo l'avevano chiamata teoria del "Big Bang" e forse proprio in ricordo di quel folcloristico nome che il Professore chiamò la sua grande intuizione "Big Bump". Egli scoprì infatti che tutta la materia esistente non solo aveva avuto origine da un unica grande entità che il Professore chiamò "Cuore", ma a questa grande entità avrebbe fatto ritorno ricomponendosi per dare vita ad un insieme di energia e materia che sarebbe stato l'inizio di un nuovo battito cosmico.

Ebbene sì, l'universo non era altro che un'enorme massa pulsante di energia e materia che si espandeva e si ricompattava ad intervalli di 999.999 lustri. O meglio, questa era le teoria come fu interpretata dal Comitato Scientifico, ma il Professore preferiva pensarla in un altro modo. 

L'universo, secondo lui, era un immenso cuore pulsante; ed un cuore non decide di pulsare, lo fa perché altrimenti non ci sarebbe vita, semmai sono le braccia, le gambe ed il cervello che si chiedono da dove arriva la vita che scorre in loro. E così accadeva nel cosmo ad ogni espansione l'enorme "Cuore" lanciava lontano da sé le sue stesse cellule che col passare del tempo si scordavano di essere parte del cuore ed iniziavano ad interrogarsi da dove arrivasse loro la vita senza rendersi conto che la domanda non aveva senso poiché era come se l'acqua per dissetarsi chiedesse a sé altra acqua.

Il Professore amava questa idea e la mise al centro del suo pensiero religioso. Egli predicava il ritorno ad una vita primordiale, ma non come valore in sé, bensì in quanto riteneva che la specializzazione allontanasse la razza umana dalla consapevolezza di essere solo una variazione bizzarra di molecole. Infatti il Professore non aveva mai concordato con la scelta fatta dal Consiglio degli Undici, alcune centinaia di lustri prima, di sospendere tutti gli esperimenti di manipolazione genetica sulla razza umana e di reindirizzare tutte le ricerche sulla plasmazione della materia. Quella decisione aveva di fatto sancito la superiorità della materia biologica su quella inanimata, invece il Professore aveva sempre ritenuto che il carbonio che compone l'uomo e quello che compone i minerali abbia la stessa struttura atomica e lo stesso valore morale.

Una visione un po' troppo ardita per quei tempi, infatti partendo da questo assunto, il Professore arrivava a dire che di fatto disintegrare un essere umano ed un'equivalente massa di molecole dello stesso tipo aveva la medesima rilevanza morale. Negli ultimi anni della sua vita, per queste sue teorie, il Professore aveva anche rischiato l'esilio ma poi egli stesso si rese conto che a volte le grandi intuizioni vanno raccontate a piccoli passi e così si mosse.

Come non si possono ricordare quei romanzi in cui raccontava la vita e gli amori delle montagne o le frustrazioni degli elettroni. Ad esempio, il Professore amava paragonare la psiche umana agli isotopi dell'idrogeno; ovvero, egli diceva, non importa il numero dei componenti all'interno della psiche, né il loro funzionamento, ciò che importa è solo il fatto che essi costituiscano un' entità e compito dell' entità è unicamente quello di prendere atto di se stessa e non di interrogarsi sulla sua origine o sul suo scopo.

A tutt’oggi gran parte del pensiero del Professor Trulius sfugge ancora a molti ma forse proprio perché come diceva il Professore: “Il compito di un'idea è entrare nelle altre menti per scuoterle e non per adagiarvisi".

Così questa notte, ultima notte del lustro zero, mio grande amore, per la prima volta ti ho avuta tra le braccia e sebbene non riesca a togliermi dalla testa che anche tu tra poche ore verrai disintegrata e ricompresa nel "Cuore" Truliano, nel mio di cuore sento vicina la verità e non percepisco più né il mio corpo né il tuo ma solo il Cuore che è entrambi e ci sta’ richiamando per averci con sé nel nuovo battito.

Forse qualcuno non capirà questa mia serenità ma il dono della Fede Truliana purtroppo è riservato solo ai pochi che sanno esplorare col cuore e non con la mente. Domani queste mani, questo corpo, queste parole non esisteranno più e forse non esisteranno più donne e uomini per diversi battiti perché, come sosteneva il Professore, ad ogni battito la vita è uguale nella sua essenza ma diversa nella sua forma.

Io stasera consegno all'oblio della mia mente queste parole, testimonianza di una forma di vita bizzarra ed affascinante e mi stringo a te, due corpi ed anime nello stesso Cuore. Domani in pochi secondi tutto accadrà e forse in quell'istante capirò tutto, o meglio ancora, forse finalmente in quell'istante smetterò di pensare ed inizierò anch'io ad essere."

Dedicato all’energia dell’universo che scorre in noi, che molti chiamano Amore.

Se ti interessa leggere altro vai in Rime e Racconti.

venerdì 10 aprile 2015

Essere Vegano? L'opinione di Adriano (76-138 D.C.)

L'Imperatore parla delle mode e dei regimi alimentari ai suoi tempi (76-138 d.C.)



"Nelle scuole di filosofia, dove è di prammatica provare una volta per tutte ogni regola di condotta, ho sperimentato per breve tempo il regime vegetariano e, più tardi, in Asia, ho visto i ginnosofisti indiani, volgere il capo alla vista degli agnelli fumanti e dei quarti di gazzella serviti sotto la tenda di Osroe. Ma quest'astinenza, nella quale si compiace la tua austerità giovanile, esige attenzioni complicate, più della golosità: trattandosi di una funzione che si svolge quasi sempre in pubblico, il più delle volte sotto il segno della pompa o dell'amicizia, finirebbe per distinguerci troppo dagli altri. Preferisco nutrirmi tutta la vita di oche ingrassate e di galline faraone anziché farmi accusare dai commensali, a ogni pasto, di un'ostentazione di ascetismo.

Già mi è stato tutt'altro che facile, con l'aiuto di poche frutta secche, o di una coppa sorseggiata lentamente, nascondere agli invitati che i manicaretti creati dai miei cuochi erano destinati a essi più che a me, e che la mia curiosità per quelle vivande cessava assai prima della loro. Un principe, in questo campo, non ha la libertà di un filosofo, non può concedersi troppe singolarità tutte insieme, e gli dèi sanno se quelle per le quali mi distinguevo non erano già troppo numerose, a onta della mia illusione che molte di esse passassero inosservate.

Quanto agli scrupoli religiosi dei ginnosofisti e la ripugnanza che provano alla vista della carne sanguinolenta, mi colpirebbero di più se non venisse fatto di chiedere a me stesso in che cosa la sofferenza dell'erba falciata differisca essenzialmente da quella di un montone sgozzato, e se l'orrore che proviamo nel vedere trucidare un animale non dipenda soprattutto dal fatto che la nostra sensibilità appartiene al medesimo regno. Pure, in certi momenti della vita, a esempio nei periodi di digiuno rituale, o durante le iniziazioni religiose, ho apprezzato i vantaggi, nonché i pericoli, per lo spirito, delle diverse forme d'astinenza, persino dell'inedita volontaria, di quegli stati prossimi alla vertigine, durante i quali il corpo, in parte libero dal suo peso, entra in un mondo che non è fatto per lui, che gli offre in anticipo un'immagine della gelida levità della morte.

In altri momenti, queste esperienze mi hanno consentito di bloccarmi con l'idea del suicidio progressivo, la morte per inedita, che fu quella di qualche filosofo; una specie di orgia alla rovescia, nella quale si perviene grado a grado all'esaurimento della sostanza vitale. Ma aderire totalmente a un sistema non mi sarebbe piaciuto mai, né avrei mai voluto che uno scrupolo mi privasse del diritto di saziarmi di carne d'ogni specie, se per caso ne avessi avuto voglia, o se quel nutrimento fosse stato il solo a mia disposizione."

Publio Elio Traiano Adriano, noto semplicemente come Adriano (latino: Publius Aelius Traianus Hadrianus; Italica, 24 gennaio 76 – Baia, 10 luglio 138), è stato un imperatore romano, della dinastia degli imperatori adottivi, che regnò dal 117 alla sua morte.

Fu uno dei "buoni imperatori" secondo lo storico Edward Gibbon. Mantenne le conquiste di Traiano, a parte la Mesopotamia che assegnò a un sovrano vassallo. Il suo governo fu caratterizzato da tolleranza, efficienza e splendore delle arti e della filosofia. Egli stesso studiò l'ellenismo, del quale era appassionato.

lunedì 5 gennaio 2015

Italia. E' tempo di tornare a Volare!

VOLARE! OH! OH! Italia, dopo oltre 50 anni è tempo di tornare a Volare!


La prima scuola di volo umano e la più grande community stanno arrivando!


Gennaio 2015

Ciao Pino!

Per quasi un quarantennio è stato sinonimo di Napoli in musica. Quella colta, sempre alla ricerca di un ponte tra la straordinaria ricchezza sonora della città e il mondo di fuori, il Delta del blues o il jazz di New Orleans. Ma anche quella popolare, con canzoni che hanno aggiunto colore e anima alla sua terra, già in questo assai vivace di suo.


Per questi e mille altri motivi ci mancherà Pino Daniele, portato via da un infarto a nemmeno sessant’anni. Per quasi un quarantennio è stato sinonimo di Napoli in musica. Quella colta, sempre alla ricerca di un ponte tra la straordinaria ricchezza sonora della città e il mondo di fuori, il Delta del blues o il jazz di New Orleans.

Ma anche quella popolare, con canzoni che hanno aggiunto colore e anima alla sua terra, già in questo assai vivace di suo. Per questi e mille altri motivi ci mancherà Pino Daniele, portato via da un infarto a nemmeno sessant’anni.

Ricordo tratto da Corriere.it

La storia e la carriera di Pino Daniele su Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Pino_Daniele

Alcuni dei brani che mi hanno toccato di più ...


Napule è ...


Anna verrà ...


Il sole dentro ... con J-Ax