Questo è uno dei racconti tratto da una piccola raccolta della prima maturità, realizzata tra i 20 ed i 27 anni raccogliendo emozioni vive e ricordi dell'adolesecenza, quell'età in cui le emozioni sono forse amplificate oltre ogni modo ma proprio per questo così vere e genuine. Alcuni racconti furono anche pubblicati in alcune riviste underground ... :-)
La raccolta si intitolava 11 Piccoli Frammenti del Cuore ed aveva questa introduzione:
Perché siamo a questo mondo ? Non lo so.
La risposta a questa domanda è la ricerca che ogni essere umano deve compiere per arrivare al suo piccolo frammento di verità. Quello di cui sono certo però è che ogni tramonto, ogni sorriso di ragazza, ogni pianto, ogni soldato che muore, ogni bimbo che gioca, ogni minimo frammento di questo creato fa parte di quel grande Cuore che pompa la vita nell'universo.
Spesso, ingabbiati ed impauriti dalle ombre che ci circondano, ci dimentichiamo della Sua forza e del Suo calore ed allora Lui ci manda un segno. Questi segni sono le passioni che attraversano la nostra vita, spesso in quegli anni in cui il nostro cuore è più puro, e che ci ricordano che ogni attimo deve essere vissuto con la massima intensità.
In questo libro ho tentato di raccogliere alcune delle passioni che mi hanno attraversato, cercando di trattenerle in trame di parole in modo che ognuno di Voi possa, semplicemente tirando un filo, liberarle ed esserne investito completamente, sentirne il calore e ricordarsi del grande Cuore che muove tutto. Con calore. Maximiliano
Questo racconto fu scritto per un amore così improvviso da perdersi nel mare.
I DUE DELFINI - (26.08.1995)
All'improvviso mi ricordo tutto. Tutto mi è chiaro ora: chi sono, chi sei, cosa siamo, da dove veniamo. In questo preciso istante mentre mi sfiori con le tue mani, con le tue labbra, ricordo il luogo dove ci incontrammo, dove ci perdemmo e dove ci siamo ritrovati. Ho letto che nella civiltà Indù credono che la vita di esseri umani sia soltanto una delle innumerevoli forme in cui siamo vissuti. In una vita precedente forse eravamo leoni oppure aquile ed in una vita futura diventeremo orsi feroci oppure farfalle indifese.
Ma ora mentre ti guardo negli occhi e timidamente ti accarezzo i fianchi ricordo perfettamente quando ci siamo incontrati per la prima volta. Io ero un cucciolo solitario, timido, che cercava di nascondere al branco la sua debolezza buttandosi sempre per primo nella lotta e facendo le più ardite capriole fuori dall'acqua solo per strapparti un sorriso, dolce come una carezza. Tu eri la creatura più bella che i miei occhi avessero mai visto.
A volte mi fermavo come incantato a guardare il tuo corpo scivolare nell'acqua. Tutto quello che ci univa era solo quel mare che ci avvolgeva come una calda coperta e che amplificava i battiti del mio cuore trasportandoli per migliaia di chilometri. Forse è stato proprio grazie ad uno di quei battiti che ti sei accorta di me. Riconoscesti il mio cuore fra tutti i rumori che il grande oceano porta con sé, come ora io, appoggiato al tuo seno, riconosco il battito del tuo cuore. Non ho bisogno di aprire gli occhi perché la tua immagine non mi arriva attraverso di essi ma si trova scolpita nella mia mente dal primo momento che ti ho vista.
Nuovamente si compie la volontà di chi non conosciamo ed i nostri corpi si incontrano, sfiorandosi come eravamo soliti fare nell'oceano quando eravamo due delfini. Tu con un elegante movimento del dorso ti dirigevi verso di me e lasciavi cadere quasi distrattamente il tuo sguardo nei miei occhi, come un animale si avvicina indifferente alla sua preda. Io ti inseguivo per cercare di essere di nuovo catturato da quello sguardo. Eravamo delfini, solo l'istinto ci guidava e così ci abbandonavamo e ci amavamo come fanno i delfini, lasciando che i nostri corpi si sfiorassero dolcemente e cercando di cogliere in quei brevi istanti tutto il calore che riuscivamo a scambiarci.
Ma ora ho queste mani, queste dita che tu stai baciando una ad una ed io non so cosa fare. Non voglio fare come gli esseri umani che usano le loro mani per impossessarsi di ciò che non gli appartiene. Tu non mi appartieni, io certamente sì. Ed allora lascio che sia come quando eravamo delfini e ad ogni contatto cerco di catturare tutto il calore che posso per conservarlo, come fa il mare, e scaldarmi quando sarà inverno.
Ma cosa accade? Tu mi stai stringendo, le tue braccia mi avvolgono ed io non so cosa fare, forse perché non ti ho mai avuta così vicina. Ti abbraccio anch'io. Non so se stringerti più forte perché ho paura di romperti come una bambola di porcellana e non voglio restare solo con le mani ferite dai cocci. Se potessi fermare il tempo lo farei adesso quando le nostre anime si sono ritrovate dopo tanto vagare nello spazio e nel tempo. Ma purtroppo sono solo un delfino e non posso fermare il tempo, lui scorre impetuoso credendo di poter cancellare tutto. Ma lui non sa che dopo che avrà fatto invecchiare questo corpo, un altro ed un altro ancora non avrà ancora cancellato la magia che ci avvolge questa sera.
Lo so che devi andare, le tue dita intrecciate alle mie lentamente addolciscono la loro stretta, le sento scivolare lungo le mie braccia, le mie spalle, poi giù lungo la mia schiena ed infine scomparire dietro di me. Non voglio girarmi perché ho paura di non trovarti più. Il mio sguardo nella luce fioca dell’alba si perde nel vuoto. Ecco che con un soffio leggero fai scomparire il sole e la notte cala fuori e dentro di me. Solo, come quando sono venuto, mi getto nell'oceano freddo e nuoto, riscaldato solamente dal calore che mi hai lasciato addosso.
Chissà dove sei in questo momento, spero che quest'acqua ti porti i battiti del mio cuore che ti chiamano, forse dovranno viaggiare migliaia e migliaia di chilometri, forse dovranno aspettare che tu sia di nuovo un delfino, ma sono sicuro che quando li sentirai allora li riconoscerai, nuoterai per raggiungermi ed allora potremo amarci ancora come fanno i delfini.
(Dedicato a chi crede al linguaggio del corpo e non a quello delle parole.)
