La raccolta si intitolava 11 Piccoli Frammenti del Cuore ed aveva questa introduzione:
Perché siamo a questo mondo ? Non lo so.
La risposta a questa domanda è la ricerca che ogni essere umano deve compiere per arrivare al suo piccolo frammento di verità. Quello di cui sono certo però è che ogni tramonto, ogni sorriso di ragazza, ogni pianto, ogni soldato che muore, ogni bimbo che gioca, ogni minimo frammento di questo creato fa parte di quel grande Cuore che pompa la vita nell'universo.
Spesso, ingabbiati ed impauriti dalle ombre che ci circondano, ci dimentichiamo della Sua forza e del Suo calore ed allora Lui ci manda un segno. Questi segni sono le passioni che attraversano la nostra vita, spesso in quegli anni in cui il nostro cuore è più puro, e che ci ricordano che ogni attimo deve essere vissuto con la massima intensità.
In questo libro ho tentato di raccogliere alcune delle passioni che mi hanno attraversato, cercando di trattenerle in trame di parole in modo che ognuno di Voi possa, semplicemente tirando un filo, liberarle ed esserne investito completamente, sentirne il calore e ricordarsi del grande Cuore che muove tutto. Con calore. Maximiliano
Questo racconto fu scritto per un amore così grande quando purtroppo ero ancora così piccolo.
IL PICCOLO PIANETA E LA COMETA - 01.08.1997
Tutti, grandi e bambini, ci siamo sdraiati almeno una volta nell’erba in una notte d’estate a guardare le stelle. Tutti, grandi e bambini, siamo rimasti affascinati dalla loro bellezza e dalla loro luce che, sebbene provenga da così lontano, illumina le notti del nostro piccolo pianeta. Tutti almeno una volta ci siamo chiesti: chissà come nasce una stella ? Certo, qualche illustre scienziato saprebbe risponderci parlando di miscele gassose e formule matematiche, tuttavia non riuscirebbe mai a farci capire il mistero che c’è dietro la bellezza di una stella che brilla nella notte. Una volta, quando ero più piccolo, mi raccontarono una storia che non so se sia vera o meno, ma iniziava più o meno così:
“Ciao, chi sei?” disse il piccolo pianeta non appena la vide.
“Sono una cometa” rispose lei.
“Perché non ti avvicini così posso guardarti meglio?”
“Non posso avvicinarmi” rispose la cometa.
”Perché? Sei così bella ed io voglio solamente guardarti più da vicino!”
“Non posso, non dipende da me, io devo seguire la mia orbita ed anche tu la tua.”
“Che cosa è l’orbita ?” chiese incuriosito il piccolo pianeta.
“Non ti sei mai accorto che da quando sei nato giri sempre intorno alla stessa stella e vedi sempre gli stessi pianeti” spiegò la cometa "quella è la tua orbita, ciò che ti contraddistingue!"
“Certo, sono la mia stella ed i miei pianeti ed io mi trovo bene con loro” replicò lui con tono deciso.
“Non è questione di trovarsi bene o meno” continuò la cometa, “il fatto è che non puoi fare diversamente. Come ti spiegavo: è la tua orbita, il tuo destino.”
“E tu non c’è l’hai un’orbita?” chiese nuovamente incuriosito il pianeta.
“Certo, anch’io ho un’orbita. Tutti nell’universo abbiamo un’orbita” rispose la cometa.
“Allora dove sono la tua stella ed i tuoi pianeti?” domandò il piccolo pianeta.
“Io non ho più una stella che mi illumina” disse lei quasi sottovoce, poi continuò:
“una volta avevo una stella bella come la tua ma poi si è spenta.”
“una volta avevo una stella bella come la tua ma poi si è spenta.”
“Deve essere una cosa triste...” sussurrò un po' commosso il piccolo pianeta.
“E’ la cosa più triste che possa accadere in tutto l’universo” rispose la cometa.
“Brilli forte ma il tuo cuore ha tanto freddo!” disse il piccolo pianeta.
“E’ proprio come dici” disse la cometa.
“Perché non ti fermi qui con me?” chiese il piccolo pianeta
“la mia stella ha abbastanza calore per tutti e due.”
“la mia stella ha abbastanza calore per tutti e due.”
“Non posso fermarmi piccolino, tu mi vedi così bella proprio perché mi muovo e la mia scia mi illumina e mi rende bella, ma se mi fermassi qui con te la mia luce sparirebbe e per te non sarei altro che una di quelle fredde pietre che ti ruotano attorno.”
“Perché ti stai allontanando ora?” chiese il piccolo pianeta.
“Non sono io che lo decido, la mia orbita mi sta riportando sul mio cammino.”
“Dove andrai?” chiese il piccolo pianeta.
“Vagherò nello spazio e poi tornerò dal pianeta che mi ha catturato.”
“Come ha fatto a catturarti un pianeta? ” chiese con tono indagatorio lui.
“Vedi piccolo, quando una stella si spegne e perde tutta la sua luce, allora tutti gli astri che ruotano intorno a quella stella si trovano sperduti al buio e non sanno cosa fare. Molti si spengono insieme alla stella, altri si scontrano tra loro, altri ancora iniziano a vagare per l’universo.”
“E tu cosa hai fatto?“ chiese il piccolo pianeta.
“Anch’io ho iniziato a vagare per l’universo finché sono passata vicino ad un pianeta grosso che ha rallentato la mia corsa solitaria e mi ha trattenuta nella sua orbita. Ed ora vivo così, vagando ancora per l’universo ma con una nuova orbita.”
“Ma allora lui ha cambiato la tua orbita? ”chiese il piccolo pianeta.
“Non è stato lui, nessuno da solo può cambiare un’orbita, occorre che accada qualcosa di più grande, qualcosa di cosmico” disse la cometa con voce sontuosa.
“Io posso cambiare la tua orbita. Io posso fare qualcosa di cosmico!” esclamò il piccolo pianeta.
“Carino, tu sei piccolo, troppo piccolo per cambiare la mia orbita e poi non hai paura che io mi possa spegnere e di non volermi più!”
“Sarebbe triste.” disse il pianeta.
“Sarebbe molto triste.” rispose la cometa.
“Ma se io ti lascio andare ti perderò comunque?”
“Tu non mi perderai mai più, sei sulla mia orbita oramai” disse la cometa rassicurandolo.
“Ti prego non te ne andare, ti regalerò una stella!” le gridò il piccolo pianeta.
“Non fare promesse che non puoi mantenere, mi ricorderò di te lo stesso,
e tu così mi ricorderai sempre bella.”
e tu così mi ricorderai sempre bella.”
“Io non ho mai visto niente di bello come te” urlò il piccolo pianeta e aggiunse
“un giorno ti fermerai qui con me, un giorno!”
“un giorno ti fermerai qui con me, un giorno!”
“Addio, carino!” disse la cometa.
“Arrivederci cometa” sussurrò il pianeta.
I due si allontanarono, ciascuno lungo la sua orbita prestabilita, il pianeta restò a lungo a guardare la scia della cometa e più la vedeva allontanarsi più giurava a se stesso che un giorno sarebbe riuscito a fermarla, a trattenerla con sé, non sapeva ancora come avrebbe fatto ma di una cosa era sicuro: se fosse passata nuovamente vicino a lui questa volta l’avrebbe fermata per sempre.
Passarono tanti attimi, tanti che solo le stelle possono contarli. La cometa continuò nel suo vagare, imprigionata nell'orbita del pianeta che la tratteneva. Ma ogni giorno si voltava, guardava oltre la sua scia e pensava a quel piccolo pianeta che aveva promesso di regalarle una stella.
Il piccolo pianeta invece passava spesso dal luogo dove si erano incontrati ma ogni volta non vi trovava che le solite pietre fredde che vagano per lo spazio, ma della cometa nessuna traccia. Finché un giorno lui la vide in lontananza.
“Ciao cometa” le urlò lui.
“Ciao piccolo pianeta” rispose lei, riuscendo a malapena a distinguerlo da lontano.
“Sei tornata finalmente, ti ho aspettato qui per così tanto tempo.”
“Te l’avevo detto che non mi avresti persa, sei sulla mia orbita.”
E mentre stava pronunciando queste parole la cometa si accorse che il piccolo pianeta non era più tanto piccolo come una volta e che si trovava davvero sulla sua orbita.
“Ma cosa hai combinato, non sei più piccolo come ti avevo lasciato e cosa ci fai sulla mia strada ?”
“E’ la mia nuova orbita” rispose il pianeta.
“E come fai ad avere una nuova orbita” chiese la cometa.
“Non lo so,” disse lui “però in tutto questo tempo che non eri qui sono cresciuto, mi hanno detto che la mia forza è grande ed ha catturato le parti di tanti piccoli pianeti dispersi e così, piano piano, mi sono spostato fino a qui!”
“Devi assolutamente fare qualcosa!” esclamò la cometa.
“Perché sei così preoccupata ?” chiese il pianeta che non era più tanto piccolo.
“Se tu continui in quella direzione finirai col venirmi addosso e ci scontreremo!”
“Ora posso cambiare la tua orbita, hai visto?” rispose tutto pieno di sé il pianeta.
“Non hai capito niente testone” disse la cometa “così ci farai sfracellare l’una addosso all’altro, e non ci saranno più orbite dopo, non ci sarà più niente!”
“Non voglio questo” disse il pianeta
“E allora spostati!” disse la cometa
“Non posso” rispose il pianeta
“Perché no?” chiese la cometa.
“E’ la mia nuova orbita ed io non ci posso fare niente se mi porta verso di te.” disse il pianeta.
“Ma non hai paura di perdere tutto? I tuoi pianeti ? La tua stella ? E non hai paura di non poter più vedere la mi scia luminosa che mi rende bella?” chiese la cometa.
“Ma potrò toccarti finalmente e tenerti con me!” esclamò il pianeta.
“Che senso ha toccarmi se dopo di me non resterà più niente, se non avrò più il mio pianeta, la mia orbita, la mia scia luminosa che mi illumina e che mi rende bella?”
“Avrai me!” rispose il pianeta.
“Non ci sarai più neanche tu, anche tu perderai i tuoi pianeti e la tua stella.”
“Io non voglio più perdere te” rispose il pianeta.
“Anch’io non voglio perderti,” disse la cometa “ma in questo modo come faremo a sapere cosa sarà di noi se non ci sarà più un’orbita, un destino. Io ho visto una stella spegnersi e non voglio più vivere dispersa al buio, senza un’orbita, senza un destino.”
Ed intanto il pianeta e la cometa si avvicinavano sempre di più ed erano quasi sul punto di scontrarsi.
“Fai qualcosa!” disse la cometa.
“Ho aperto il mio cuore,” disse il pianeta “così quando mi colpirai sarà lì dove sono più caldo.”
“Giurami che non ti spegnerai mai!” disse la cometa oramai quasi sul punto di colpirlo: “Giuramelo!”
“Ti giuro che ho aperto il mio cuore” rispose il pianeta “ti giuro che mi colpirai dove sono più caldo. Non sentirai male e io finalmente scalderò il tuo cuore che ha tanto bisogno di calore.”
“Non basta, ho paura, giurami che non ti spegnerai mai!” urlò la cometa mentre i due stavano oramai per finire l’una dentro l’altro.
Poi ci fu una luce incredibile, che mai si vide così forte in tutto l’universo.
Il pianeta e la cometa sparirono in quella luce e con loro le orbite che li avevano imprigionati fino a quel giorno.
E quella luce iniziò a brillare più di ogni altra cosa nell’universo, e viveva di calore proprio, e non aveva bisogno di niente altro, e donava calore all’universo, e tutti gli astri stavano a guardarla ammirati.
Fu così che, quel giorno in cui si scontrarono il piccolo pianeta e la sua cometa, nacque la stella più bella di tutto l’universo.


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