Nel fine settimana del 11 e 12 ottobre 2014 Genova e la Liguria sono state travolte nuovamente dal fango mostrandoci immagini di persone che, dopo aver perso la casa o l'attività, mischiavano alla loro disperazione la rabbia di rivivere una scena vissuta già troppe volte.
La retorica degli "angeli del fango" ( i ragazzi volenterosi che ad ogni catastrofe mostrano un minimo di senso civile e di comunità ) non deve far dimenticare un malcostume oramai quasi genetico della cultura italica, o meglio italiotta, ovvero la procastinazione perpetua dell'interesse pubblico rispetto a quello privato, dell'interesse immediato rispetto a quello di lungo periodo.
Non può certo il singolo cittadino sciogliere i fili di una matassa di responsabilità incastrata tra le maglie delle varie istituzioni, infatti già nel 1996 il grande poeta ligure e italiano Fabrizio De André cantava di Dolcenera, l'acqua mista di detriti e fango che invase Genova nel 1970.
Durante un concerto a Treviglio del 24 marzo 1997 De André disse di questa canzone:
«Questo del protagonista di Dolcenera è un curioso tipo di solitudine. È la solitudine dell'innamorato, soprattutto se non corrisposto. Gli piglia una sorta di sogno paranoico, per cui cancella qualsiasi cosa possa frapporsi fra se stesso e l'oggetto del desiderio. È una storia parallela: da una parte c'è l'alluvione che ha sommerso Genova nel '70, dall'altra c'è questo matto innamorato che aspetta una donna. Ed è talmente avventato in questo suo sogno che ne rimuove addirittura l'assenza, perché lei, in effetti, non arriva. Lui è convinto di farci l'amore, ma lei è con l'acqua alla gola. Questo tipo di sogno, purtroppo, è molto simile a quello del tiranno, che cerca di rimuovere ogni ostacolo che si oppone all'esercizio del proprio potere assoluto.»
Fango, solitudine e attesa si mescolano ancora in queste giornate difficili per gli amici genovesi. Nella speranza che un amore matto per il territorio, che arrivi magari non all'improvviso ma da una comune visione del futuro, riporti un po' di luce all'orizzonte di questo territorio così provato credo che solo il ricordo del passato e la poesia di cui è davvero imbevuta la terra possa salvarci.
La dedica di questo meraviglioso brano è perciò a tutti agli amici genovesi, di seguito ho inserito i video sia della versione originale di Fabrizio De André che di quella di Dolcenera, artista che ha amato così tanto questa canzone da farne il suo nome d'arte.
Fabrizio De André canta Dolcenera . Live 1998
Dolcenera canta Dolcenera . Live 2008
L'alluvione di Genova del 2011 sulle note del pezzo ...
Testo Dolcenera
Amìala ch'â l'arìa amìa cum'â l'é
amiala cum'â l'aria ch'â l'è lê ch'â l'è lê
amiala cum'â l'aria amìa amia cum'â l'è
amiala ch'â l'arìa amia ch'â l'è lê ch'â l'è lê
( Guardala che arriva guarda com'è com'è
guardala come arriva guarda che è lei che è lei
guardala come arriva guarda guarda com'è
guardala che arriva che è lei che è lei )
nera che porta via che porta via la via
nera che non si vedeva da una vita intera così dolcenera nera
nera che picchia forte che butta giù le porte
nu l'è l'aegua ch'à fá baggiá
imbaggiâ imbaggiâ
( Non è l'acqua che fa sbadigliare
(ma) chiudere porte e finestre chiudere porte e finestre )
nera di malasorte che ammazza e passa oltre
nera come la sfortuna che si fa la tana dove non c'è luna luna
nera di falde amare che passano le bare
âtru da stramûâ
â nu n'á â nu n'á
( Altro da traslocare
non ne ha non ne ha )
ma la moglie di Anselmo non lo deve sapere
ché è venuta per me
è arrivata da un'ora
e l'amore ha l'amore come solo argomento
e il tumulto del cielo ha sbagliato momento
acqua che non si aspetta altro che benedetta
acqua che porta male sale dalle scale sale senza sale sale
acqua che spacca il monte che affonda terra e ponte
nu l'è l'aaegua de 'na rammâ
'n calabà 'n calabà
( Non è l'acqua di un colpo di pioggia
(ma) un gran casino un gran casino )
ma la moglie di Anselmo sta sognando del mare
quando ingorga gli anfratti si ritira e risale
e il lenzuolo si gonfia sul cavo dell'onda
e la lotta si fa scivolosa e profonda
amiala cum'â l'aria amìa cum'â l'è cum'â l'è
amiala cum'â l'aria amia ch'â l'è lê ch'â l'è lê
( Guardala come arriva guarda com'è com'è
guardala come arriva guarda che è lei che è lei )
acqua di spilli fitti dal cielo e dai soffitti
acqua per fotografie per cercare i complici da maledire
acqua che stringe i fianchi tonnara di passanti
âtru da camallâ
â nu n'à â nu n'à
( Altro da mettersi in spalla
non ne ha non ne ha )
oltre il muro dei vetri si risveglia la vita
che si prende per mano
a battaglia finita
come fa questo amore che dall'ansia di perdersi
ha avuto in un giorno la certezza di aversi
acqua che ha fatto sera che adesso si ritira
bassa sfila tra la gente come un innocente che non c'entra niente
fredda come un dolore Dolcenera senza cuore
atru de rebellâ
â nu n'à â nu n'à
( Altro da trascinare
non ne ha non ne ha )
e la moglie di Anselmo sente l'acqua che scende
dai vestiti incollati da ogni gelo di pelle
nel suo tram scollegato da ogni distanza
nel bel mezzo del tempo che adesso le avanza
così fu quell'amore dal mancato finale
così splendido e vero da potervi ingannare
Amìala ch'â l'arìa amìa cum'â l'é
amiala cum'â l'aria ch'â l'è lê ch'â l'è lê
amiala cum'â l'aria amìa amia cum'â l'è
amiala ch'â l'arìa amia ch'â l'è lê ch'â l'è lê
( Guardala che arriva guarda com'è com'è
guardala come arriva guarda che è lei che è lei
guardala come arriva guarda guarda com'è
guardala che arriva che è lei che è lei )

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